Fiaccolata al Pantheon contro Harlan

Fiaccolata contro Harlan
di Rita Ciatti
Cos’è Harlan? Harlan è una multinazionale – con tre sedi in Italia e molte altre diffuse in tutto il mondo, tra cui Gran Bretagna, Germania, Israele, Messico – che importa, alleva, sperimenta e infine uccide moltissime specie animali: ratti, topi, conigli, primati, cani, gatti, maiali ecc., sia catturati in natura che fatti nascere in cattività.
Ieri a Gannat, in Francia, ove si trova uno degli stabilimenti di questa “multinazionale degli orrori” si è tenuto un corteo per chiederne l’immediata chiusura ed in altre città italiane, europee ed extraeuropee, come a Correzzana (Monza), ove si trova un altro stabilimento Harlan, si sono svolte, in contemporanea, iniziative simili.
Qui l’elenco di tutto ciò che è stato organizzato per il NO HARLAN GLOBAL DAY.
A Roma si è deciso per una fiaccolata di solidarietà – organizzata da alcune associazioni in collaborazione tra loro, tra cui Parte in Causa, Coordinamento Antispecista, Per Animalia Veritas e Liberiamoli Onlus –  tenutasi in Piazza del Pantheon dalle 16,00 alle 19,00, accompagnata da distribuzione di volantini informativi, mentre alcuni attivisti e medici antivivisezionisti – tra cui il Prof. Fedi (da me intervistato tempo addietro per Asinus Novus: l’intervista la potete leggere qui) si sono pronunciati – con l’ausilio di un megafono, così da far giungere la loro voce ai tanti passanti della zona – in merito ai tanti dubbi di tipo prettamente scientifico che tale pratica solleva, oltre che alla profonda immoralità della stessa.
Ieri, sempre a Roma, abbiamo anche chiesto al Ministero della Salute di NON  rinnovare i permessi ad Harlan per importare gli animali destinati ad essere poi condotti negli stabulari dove si effettua la vivisezione (sperimentazione animale e vivisezione sono sinonimi). Ricordiamo che lo scorso anno Harlan ha importato 900 primati non umani – esattamente macachi –  provenienti dalla Cina e dalle Mauritius.
Qui vorrei ricordare altresì la conferenza che si è tenuta di recente tra ricercatori vivisettori ed altri contrari, ove i primi hanno candidamente ammesso di non poter sempre ricorrere all’anestesia, se non in quei casi in cui essa non inficierebbe i risultati, ossia… praticamente, MAI. Dunque, questi animali, catturati in natura o fatti nascere all’uopo in cattività, non solo vengono privati della libertà (crescono all’interno di strutture e gabbiette metalliche, con il terrore sempre vivo negli occhi), ma non vengono nemmeno sollevati dal dolore che le numerose e più disparate pratiche procurano loro (test, esperimenti, somministrazioni di farmaci in dose massicce dopo essere stati previamente fatti ammalare, contatti con sostanze ustionanti ed urticanti,  fratture degli arti, stress indotto tramite la detenzione in luoghi angusti, privazione della fame, scosse elettriche e mi fermo qui, ma la lista di orrori è praticamente pari all’immaginazione di tutto ciò che di più temibile ed angosciante si possa praticare su un essere senziente per i più disparati scopi).
Ricordiamoci che un progresso – scientifico, culturale o sociale che sia – non potrà mai dirsi realmente tale se non inclusivo di tutti gli esseri senzienti, in un un’ottica non più soltanto antropocentrica, ma finalmente biocentrica.
Personalmente non mi domando se la vivisezione sia utile o meno, la condanno a prescindere perché non ritengo lecito che una specie, nello specifico, la nostra, debba usare, sfruttare, condannare alla sofferenza e morte migliaia di altri esseri senzienti per i propri interessi. Dico no alla vivisezione, sempre e comunque, esattamente come lo direi se invece di animali non umani – che con noi condividono la capacità di esperire la realtà, gioire, soffrire, amare, provare dolore – venissero utilizzati animali umani. Ovviamente sarebbe infinitamente più utile sperimentare sui nostri simili umani, ma il solo pensiero, ricordandoci gli orrori compiuti dai nazisti nei confronti degli Ebrei, ci farebbe inorridire; dunque, perché dovremmo considerare lecito fare tutto ciò agli animali non umani? Sol perché non sono umani? Ma come potremo un giorno giustificare questa arroganza senza limiti quando i nostri figli, nipoti, pronipoti ce ne chiederanno conto? Perché ci chiederanno, oh sì, ci chiederanno, voi dove eravate quando nei laboratori cani, gatti, scimmie, topi ecc. venivano torturati?
Tanto per riportare una delle tante assurdità: è di pochi giorni fa la notizia che i crostacei, per la quale ancora vige la mostruosa pratica della bollitura quando sono ancora vivi, provano dolore esattamente come noi. E per arrivare a questa OVVIA conclusione c’è voluto di catturare queste povere bestiole e fargli provare dolore a più riprese con vari esperimenti condotti in laboratorio, tra cui la sottoposizione a ripetute scariche elettriche. Ma che bella scoperta, eh?!? Dunque anche i crostacei soffrono. E le scimmie, i cani, i gatti, i maiali, i conigli, i topi? Come possiamo continuare a dormire sonni tranquilli o voltarci dall’altra parte asserendo che ci sarebbero cose più importati cui pensare quando, se solo non gli tagliassero le corde vocali e non fossero posizionati in luoghi remoti, le urla dei nostri fratelli animali provenienti dai tanti laboratori, allevamenti, macelli non finirebbero di straziarci l’udito con le loro urla disperate?

A seguire alcune immagini della fiaccolata di ieri a piazza del Pantheon.

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