Non è un paese per orsi: considerazioni su Daniza e il Trentino

C’è un elemento, nella vicenda Daniza, che risulta a prima vista incomprensibile e che, a mio parere, ha contribuito a scatenare una reazione mediatica così vivace alla notizia del suo ordine di cattura e poi della sua morte. Si tratta dell’estrema rapidità, degna di un decisionismo da Far West, con cui la Provincia Autonoma di Trento ha deciso di “giustiziare” l’orsa (riducendole la pena all’ergastolo dopo una generale sollevazione) non appena vi è stata la notizia dell’aggressione al fungaiolo. Senza sentire ragioni, senza alcuna verifica, senza ascoltare i numerosi e autorevoli pareri di chi consigliava maggiore cautela, maggiori indagini o, più semplicemente, di aspettare il letargo per ragionare con più calma, la Provincia ha immediatamente scatenato la caccia all’orsa, quasi questa fosse di colpo diventata il pericolo pubblico numero 1. In realtà, credo che questa rapidità si possa spiegare molto semplicemente con la necessità di inviare un segnale “forte” a una parte della popolazione di residenti sempre più insofferenti nei confronti della presenza del plantigrado nei loro boschi. La Provincia Autonoma di Trento aveva bisogno di “calmare” una parte dei suoi elettori mostrando il pugno di ferro e facendo loro capire che nessun “abuso ursino” sarebbe più stato tollerato; ed è probabile che l’uso del pugno di ferro sia stato visto come indispensabile per impedire che l’intero progetto Life Ursus fallisse.

Dunque, ricapitoliamo: il 18 luglio 2014 (quasi un mese prima della presunta aggressione di Daniza ai danni di un cercatore di funghi), l’ufficio stampa della provincia di Trento fa sapere attraverso un comunicato che il Piano d’azione interregionale per la gestione dell’orso bruno è stato modificato con una delibera di Giunta a firma dell’assessore Michele Dallapiccola, in concerto  con il Ministero dell’ambiente. La delibera introduce la nuova categoria di “orso dannoso”, definito come “un plantigrado che causa, ripetutamente, danni a mandrie di animali domestici o a colture, in generale a patrimoni non difendibili mediante misure di prevenzione”. Per tale categoria la delibera prevede esplicitamente la possibilità di prelievo mediante captivazione o abbattimento, nonostante la stessa Provincia Autonoma di Trento, nel rapporto orso 2013, faccia vanto della propria pratica di indennizzare al 100% i danni causati agli allevatori e agricoltori  trentini da orsi lupi e altri animali selvatici, e di prevedere il finanziamento del 90% del costo delle opere e/o la concessione in comodato gratuito di opere di prevenzione. Quindi a quale scopo introdurre questa speciale categoria di orso per prevedere azioni di “contenimento” più incisive? Sempre nel comunicato si cita come giustificazione il caso di “gravi danni a patrimoni non efficacemente difendibili con misure di prevenzione, come ad esempio il patrimonio zootecnico bovino in specifici contesti ambientali.” Frase sibillina che non aiuta a comprendere quali siano gli specifici contesti ambientali per i quali non sia possibile mettere in atto efficaci misure preventive (fermo restando che il risarcimento completo del danno all’allevatore è comunque assicurato). La nostra inquietudine aumenta nel leggere il paragrafo conclusivo dello scarno comunicato, in cui si afferma che la delibera costituisce “un primo passo verso l’auspicata definizione di modalità gestionali più snelle ed efficaci, che abbiano come obiettivo finale l’ottenimento di una maggiore indipendenza gestionale nei riguardi di quella minima parte di popolazione ursina che presenta aspetti maggiormente problematici.” Il senso della frase è chiarissimo: si auspica di avere in futuro le mani sempre più libere per poter “gestire” rapidamente e in totale autonomia eventuali problemi causati da orsi “fastidiosi”. Il caso di Daniza non potrebbe  costituire esempio più lampante di che cosa la Provincia intenda per “modalità snelle ed efficaci”.

Per inciso, giova ricordare che, nello stesso rapporto orso 2013,  viene citata una precedente cattura di Daniza resasi necessaria per sostituirle il radiocollare e che, in relazione al comportamento dell’orsa, si afferma che “il monitoraggio non ha mai evidenziato, durante tutto l’anno, comportamenti definibili “problematici” e il numero di danni è stato estremamente ridotto” (p. 52). Bene, quindi si appura che Daniza a fine 2013 non veniva considerata “problematica” dagli esperti della PAT.

C’è un altro dato interessante che salta all’occhio: una proposta di delibera del Consiglio Comunale di Pinzolo datata 23.08.04 (dopo l’avvenuta aggressione di Daniza ai danni del cercatore di funghi)  a firma del gruppo Futuro Insieme (che raggruppa i consiglieri della Lega Nord, da sempre ostili al progetto di ripopolamento) chiede:

“1. Di impegnare il Sindaco del Comune di Pinzolo ad attivarsi, anche eventualmente mediante il coinvolgimento della conferenza dei Sindaci della Val Rendena, a richiedere al Consiglio provinciale di Trento di approvare una mozione che impegni la Giunta provinciale nel rispetto delle norme vigenti e considerate le attuali trattative fra la Provincia autonoma di Trento e il Ministero dell’ambiente, nel caso di accertata pericolosità, a prevedere che anche gli esemplari di orso presenti nei territori della Val Rendena, così come per quelli del Monte Baldo di cui alla mozione n. 40 approvata in data 12.06.2014 dal consiglio provinciale, siano considerati “soggetti dannosi”, nella prospettiva di un allontanamento. Tutto ciò al fine di garantire sicurezza a tutti coloro che svolgono attività agricole, turistiche e di montagna in generale.
2. Di impegnare il Sindaco del Comune di Pinzolo ad attivarsi, anche eventualmente mediante il coinvolgimento della conferenza dei Sindaci della Val Rendena, a richiedere al Consiglio ed alla Giunta provinciali di Trento di rivedere il progetto Life Ursus, in concorso con le autorità ministeriali, quelle europee e l’Ente Parco Adamello Brenta, per contenere il numero di orsi presenti sui propri territori e, più in generale, nel territorio Trentino, anche provvedendo alla sterilizzazione degli esemplari attualmente in circolazione.
3. di impegnare il Sindaco del Comune e la Giunta comunale di Pinzolo a voler verificare accuratamente la possibilità di costituirsi parte civile nel procedimento civile e/o penale a carico del proprio concittadino Daniele Maturi al fine di tutelarlo nelle sedi opportune.
4. Di impegnare il Sindaco del Comune e la Giunta comunale di Pinzolo a chiedere risarcimento dei danni di immagine subiti a livello mediatico dal Comune di Pinzolo a causa dell’aggressione dell’orso avvenuta nei confronti dello stesso Daniele Maturi, nei confronti del/i soggetto/i promotore e gestore del progetto Life Ursus.”

In sostanza, si chiede che tutti gli orsi (a prescindere dal loro effettivo comportamento) presenti in Val Rendena vengano dichiarati “orsi dannosi” e pertanto allontanati. Contestualmente, si chiede che il progetto Life Ursus venga rivisto attraverso un contenimento del numero di esemplari che passi per il loro allontanamento o sterilizzazione (l’abbattimento non viene esplicitamente citato ma non è necessario dato che la definizione di “orso dannoso” già lo prevede come possibilità).

Non mi è stato possibile risalire ai risultati della votazione; può anche darsi che la proposta di mozione sia stata redatta per essere presentata a uno dei prossimi consigli comunali e che quindi si debba attendere per conoscerne l’esito. In ogni caso, si può risalire alla precedente mozione (IDAP_399472) citata nel documento, la n. 40 approvata in data 12.06.2014 dal consiglio provinciale. Questa mozione, approvata all’unanimità, illustra più nel dettaglio il problema-orso, spiegando nella premessa come vi sia un crescente malcontento tra i residenti “che lamentano la carenza di misure atte a ridimensionare i danni provocati da questo animale e di piani per salvaguardare fisicamente le stesse persone. Diversi appassionati del bosco, fungaioli e famiglie si dichiarano non più liberi di trascorrere i fine settimana tra la flora del Trentino. Per non parlare degli allevatori che sono ormai stanchi di trovarsi capi di bestiame ghermiti dall’orso;”  sempre nello stesso documento si spiega, finalmente, perché gli allevatori siano così incattiviti nonostante i risarcimenti: la Provincia risarcisce in base al valore medio di un capo di bestiame senza tenere conto della qualità dello stesso, e questo comporta il rischio che gli allevatori siano disincentivati dall’investire in capi di qualità dal rischio di perdere parte del capitale investito. La delibera cita anche una lettera presentata congiuntamente dai sindaci di alcuni enti locali (Avio, Ala, Belluno Brentino, Mori, Nago-Torbole, Brentonico, Ferrara Monte Baldo e Malcesine) al Presidente della Provincia, con la quale si chiedeva di “attivare rapidamente una procedura di intervento che preveda la rimozione immediata (cioè ai primissimi episodi segnalati) degli esemplari che dimostrino di non temere di avvicinarsi alle attività o agli insediamenti umani”; infine, la delibera, approvata all’unanimità, prevede che “anche gli esemplari di orso segnalati sul Baldo siano considerati “soggetti dannosi”, nella prospettiva di un allontanamento. Tutto ciò al fine di garantire sicurezza a tutti coloro che svolgono attività agricole e di montagna considerato anche quanto richiesto mesi fa dai sindaci della Bassa Vallagarina e dei Comuni confinanti.”

In sostanza, dai documenti citati apprendiamo che gli orsi in Trentino si avviano a essere definiti “orsi dannosi” a prescindere dal loro effettivo comportamento. Di questi orsi si chiede, da tempo e da più parti, l’allontanamento. D’altra parte non si capisce per quale motivo gli allevatori non siano riusciti finora a dotarsi di moderni sistemi di prevenzione nonostante i copiosi finanziamenti della Provincia. E’ davvero così difficile proteggere i propri capi da attacchi dell’orso?  Sono domande alle quali, da non esperti, ci piacerebbe avere una risposta. Per ora, tutto quello che ci sembra di poter concludere è che, dopo avere analizzato questi documenti, non solo il decisionismo nel caso di Daniza ci è più comprensibile, ma ci è anche chiaro che Daniza non sarà, purtroppo, l’ultima vittima di questa caccia all'”orso dannoso”.

Maria Giovanna Devetag

 

 

 

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